THE ENDLESS

domenica, 14 settembre 2008

UN DOLORE. SORDO. CRUDO. VIOLENTO.

CHE COLA DAGLI OCCHI. CHE STRACCIA I PENSIERI. CHE DIVORA CHILOMETRI E SI NUTRE D'IMMOBILITA'.

SENTO L'ODIO CHE M'ARRIVA ADDOSSO. PROFONDO E VIVO. ACRE. NERO.

"Non so come non ti vergogni".

"Ci vuole rispetto, dignità."

"Cinque anni buttati nel cesso?"

"Tu sei pazza, Sara. Tu sei pazza."

 

Sì, io sono pazza.


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mercoledì, 03 settembre 2008

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'é una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'é che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra quattro anni e otto mesi, per me va bene, okay allora intesi per il 3 settembre, okay, verso le otto, facciamo otto meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Quattro anni e otto mesi dopo, 3 settembre, otto meno un quarto, fran. Non si capisce.


E' una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matta. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non lo ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.

Oggi il mio quadro è caduto.

Il suo nome era Andrea.

Sussurrato da WhiteCrystal alle 20:17 |
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mercoledì, 13 agosto 2008

Stavo pensando a una cosa stupida.

Pensavo che è stupendo quando le persone che sono con me in macchina...Si addormentano mentre io guido. E' una forma di fiducia. E' come dire..."Posso permettermi di abbassare la guardia, tanto so che con te non mi succederà nulla". In generale, adoro chi s'addomenta quando è con me. Che poi, detta così, piglierebbe pure male, ma non è questo il punto. E' un qualcosa di ancestrale, che ci portiamo dietro da quando eravamo ancora a quattro zampe. Dormire necessita sicurezza. Dormire rende indifesi. Se hai scelto me come testimone dei tuoi viaggi nel pianeta di Morfeo, vuol dire che, cavolo, con me ci stai davvero bene. Che c'hai un'intimità da far paura.

E poi niente, solo questo. Pensavo. E l'ho voluto scrivere. Tanto per.

Sussurrato da WhiteCrystal alle 23:42 |
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venerdì, 01 agosto 2008

100_0800

 

Ed ora ho davvero 21 anni. Un altro traguardo. Raggiunto il 24 luglio 2008. Un'altra medaglia sul mio petto. Eppure sono rimasta sempre io. Perchè niente è cambiato, anche se tutto è diverso. Io che ho sempre questa strana e forte voglia di vivere. Che spesso mi trascina in volo tra le stelle e altre volte mi lascia quell'amaro in bocca che niente può lavare via, quella maledetta assenza che si fa sentire anche ad anni di distanza. Sono sempreio, la ragazza che tutti definiscono solare, sempre io che non nego un sorriso a nessuno. Sono sempre io, una dei pochi sopravvissuti della schiera di ottimisti&sognatori. Eppure sempre io, che mi contraddico. Spesso. Perchè cambiare idea non è male, a patto che non divenga un vizio. Come tutte le cose. Ho capito che è sempre bene fidarsi degli altri, e quanto cazzo ti senti bene se un amico ti sceglie per confidarsi, e sceglie te, proprio te in mezzo a un corteo di gente magari migliore. Ho capito che spreco troppo tempo a guardare ciò che non ho, cerco l'oro lontano, dovrei essere più presente a me stessa. Ho capito che le emozioni sono ciò che ti dà la spinta, mentre tu sei su un'altalena, immobile, per la maggior parte del tempo. Ho capito che si deve sempre inseguire qualcosa. Ho capito che la felicità arriva di colpo, e non si può far altro che ospitarla nei nostri cuori, senza turbarla coi nostri pensieri. Ho capito che lepaure si possono allontanare soloaffrontandole. Ho capitoche una discussione non serve ad affermare se stessi, ma a migliorarsi ascoltando gli altri. Perchè tutti hanno qualcosa da insegnarci, persino una pietra. Ho capito che il cuore ha sempre ragione. Sempre. Ma che spesso parla sottovoce.
Ho capito che la memoria è il dono che ci è stato fatto per conservare schegge del nostro passato. Un’opportunità che abbiamo per salvarci dall’oblio. Per capire chi siamo. Per costruire la nostra vita. Sono nostalgica di natura. Ricordo la mia infanzia. Casetta di legno, Bar di zia, nascondino, alberi, strade, fragole. Ed i profumi, quelli restano davvero scolpiti. L'odore di pomodoro mi fa venire in mente quando facevamo la conserva, in quel garage polveroso, tutta la mia famiglia riunita, quell'odore acre che ti entrava nel naso e non ne voleva sapere di uscirne, dava una leggera nausea, e rimaneva per giorni, nel mio caso è rimasto per anni. Com'ero contenta di rendermi utile anche solo separando i pomodori dalle foglie! Oppure ricordo le crostate di mia nonna, e le castagnole dell'altra nonna. Inenarrabili. Ancora più buone, inspiegabilmente, se le mangiavo in compagnia. Purtroppo non potrò mangiarle mai più. Ricordo i nascondini, con mio cugino e i miei vicini di casa. Ricordo che ero l’unica che sapeva perdere. Per uno strano gioco del destino ero quella che contava sempre. Chissà perchè. Ricordo i nascondigli, sempre gli stessi. Ricordo le lunghe passeggiate. L’aria umida delle sere d’agosto che bagnava le fronti. Ricordo com’era bello sentire l’erba sotto i piedi. Non ricordo, invece, com’è correre senza alcuna motivazione. Ricordo mio zio che innaffiava l’orto in maniera maniacale, e i capelli rossi di mia zia, i panni stesi che sventolavano allegramente al sole. E ricordo corse senza rischi sulla bicicletta,sole rosso al tramonto, che ingialliva i tetti e le vie, e marciapiedi ricolmi di giocattoli rotti. Ricordo la dolcezza. E l’innocenza.
Poi la bici ha dato spazio al motorino, le corse per rincorrere un pallone sono divenute corse per raggiungere la libertà. Ricordo quanto impegno nel mettere per le prime volte il rimmel, no, perché le prime volte lo devi fare con qualcuno che te lo insegni, e nel vedere le altre che lo fanno ti viene sempre da ridere, sono troppo buffe le facce che fanno. Poi capisci che sono inevitabili. E quanto facevano male le prime ciglia strappate, e il tuo corpo, dapprima nascosto da t-shirt e pantaloni della tuta, ora era fasciato in maglie aderenti e avvalorato da minigonne che si portavano con null’altro che disinvoltura. I primi complessi. L’interrogarsi davanti a uno specchio. Il proprio corpo che cambiava, maturava come un frutto. Il vedere se stessi sotto un’altra luce. Iniziava una delle preoccupazioni più grandi… Il giudizio degli altri. E come eravamo felici quando la chiave girava nella toppa a mezzanotte, sentivamo per la prima volta il mondo incastonato nel mazzo che stringevamo in mano, il mondo come un portachiavi.
Ricordo la mia adolescenza. Burrasca, amicizie, scuola, primi amori. Eh già, primi amori.
Ricordo Gabriele, un mese di timidezza e parole centellinate, baci a stampo, sms brevi e cuore che mancava un colpo quando lo vedevo. Un amore più platonico che altro. Quei battiti in meno li recuperai quando mi lasciò. Disperazione e lacrime, prime lacrime per un qualcosa di nuovo, diverso. Lacrime strane. Anche il loro sapore era strano. Un qualcosa di amaro. Ero troppo ingenua per chiedere di più, troppo giovane per capire cosa dovevo attendere, troppo acerba per trovare spiegazioni. Ricordo Luca, furbo, occhi che guizzavano di qua e di là, come ossessi. Luca, che mi faceva ridere da matti. Uno di quelle poche persone che riesce a farti sorridere anche quando ne avresti ben pochi, di motivi per farlo. Luca, che ancora mi dice che gli sono sempre piaciuta. Luca, che mi ha lasciato perchè "s'era stufato" anche se io non avrei mai voluto, ed è divenuto negli anni proprio la persona dalla quale non avrei mai voluto farmi corteggiare. Ricordo Enrico. Fiero ed arrogante. Presuntuoso. Mi ha fatto confondere per un pò l'amore con la possessione. Poi finalmente mi sono destata. Quando ho capito erano passati quasi due anni, scivolati sulla mia pelle come vento di sera, molte lacrime quando tutto finì, ma miste ad un senso di sollievo. Uno strano senso di sollievo, che mi fece male nel confidarlo a me stessa, per un pò. E' brutto ammettere certe cose a se stessi, ma Enrico è l'unica cosa, che, tornando indietro, cambierei. Anzi, cancellerei. Quella sua casa mi stava davvero stretta. E pure quelle penombre create per non confondermi gli occhi. Lo seguivo come un cane ammaestrato. Quando ci siamo lasciati, finalmente ho capito, troppo tardi, che ciò che volevo dovevo costruirmelo da sola, e non dovevo più far trascinare stancamente le situazioni per la paura di liberarmene. Non bisogna aver paura di tagliare la propria anima per capire quanto è forte. Niente mi lacererà abbastanza. Niente mi ucciderà del tutto, neanche quando verrà il mio momento. La vita è divenire, movimento. Lasciarsi attraversare dai cambiamenti vuol dire crescere davvero. Certi addii sono necessari. Il tempo di una lacrima, e già il tuo mondo ruota in un'altra direzione. E l'altra direzione si chiama Andrea. Non lo descriverò, poichè l'ho già fatto più di una volta, e nel mio cuore assume le sembianze di un universo intero, sarebbe riduttivo descriverlo in poche righe.
Ricordo il liceo, i casini, le meravigliose amicizie nate sopra i banchi scarabocchiati, ripieni di astucci, quaderni e penne. Ricordo le gite, i voti, le risate rumorose, i casini, i cori. Ancora rimbombano nella testa. Mi sento una sagoma di carta quando guardo quelle vecchie foto di classe con quei sorrisi imbalsamati. Mi sento una foto anch’io, scivolata fuori dal portafogli e dimenticata.
Poi è arrivata l'università. Forse la prima scelta importante della propria vita. Una scelta rivalutata, a lungo soppesata. Una scelta che fa paura. E ci sei ancora avvolta dentro, fasciata bene, avvinghiata nella paura. Il cammino è più leggero se si è sorretti da qualcuno, ma ci sono cose che, non c’è un cavolo da fare, devi affrontare da sola.
E questi 21 anni mi hanno insegnato ad affrontare la vita di petto,a non aver paura di sbagliare o di essere rifiutati. Trattenerci è ciò che di più sbagliato si possa fare. La paura di soffrire molto spesso è peggiore della sofferenza stessa.
Non è tutto qua.
E non so se sarà mai abbastanza.
Fatto sta che so di avere ancora miliardi di cose da imparare. E meno male.

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domenica, 20 luglio 2008

Ho respirato l'alba fresca e grigia, un senso beato di pace e di riposo. Ho camminato a lungo sulle rive di un sogno, prima di potermici immergere davvero. Ed ora che ne ho davvero i mezzi, beh, non saprei più che scuse inventare a me stessa. E' il momento di farsi avanti. Di lottare. Di farsi bagnare la fronte da ciò che da sempre è simbolo di lotta e sacrificio. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, nessuno. Ed ho respirato l'alba, nel momento in cui la luna svanisce, è strano, era giorno ma lei era ancora lì, ai confini del cielo, a dominare le vette delle montagne, sembrava un fantasma, quel velo bianco che non ne voleva sapere di andarsene. Luna fantasma. Spirito di ciò che permane, velo evanescente nell'eterno mutare delle cose. Speranza. Da conservare con sè come un amuleto, per convincersi che verranno giorni migliori. Giorni dove il cerchio delle stagioni arresterà la sua corsa, e quell'eterna ruota avrà un senso. Giorni dove ti capiterà di uscire di casa, e di amare il motivo per cui tu l'abbia fatto. Dove la neve ricoprirà le margherite, e si tingerà di rosso melograno. Ed ho respirato l'alba nel momento in cui rimangono ancora briciole di notte ad accarezzare i lati delle strade. Briciole di notte che fuggono, si nascondono all'ombra. Vedo scorrere dinanzi a me, come diapositive sbiadite, vecchie processioni di sogni. Non voglio lasciarli passare, li tengo per le redini. Ma la corda tira senza pietà, e le mani si fanno gonfie. Ma forse ciò che c'è di più giusto è anche ciò che è più dannatamente semplice. Vale a dire permettergli di respirare, ogni tanto. Lasciarli andare. Permettergli di vedere il vento, il mare, il prato, le nuvole, permettere di farli vivere, e anche di rinchiuderli in una prigione. Permettergli di farsi un giro e uscire. Ogni tanto. Per metterli alla prova. Per mettersi alla prova. Per concedersi un addio, ogni tanto. Come una birra. La butti giù e stop, fine. Nessuno ha detto che sia facile.

E pure le stelle cadono. Spero di beccarne una, prima o poi, se tutto questo mi lascerà per un minuto soltanto. Spero di beccarne una, così le offrirò una birra e le chiederò cosa diamine c'è mai lassù. Ho respirato l'alba, ed i suoi colori sono scivolati giù nello spazio di carne che divide un respiro dall'affanno, un battito da un temporale, un desiderio dall'eccesso.

Sussurrato da WhiteCrystal alle 21:24 |
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martedì, 01 luglio 2008

Mi si chiudono gli occhi. Ma non ho voglia di andare a dormire. Mi sembra di sprecare tempo. Ripenso. Ripenso alle estati passate. Spero che il tempo speso per il mio sogno non mi porti via emozioni come quelle che ho vissuto. E che spero di rivivere per sempre, all'infinito, come quei CD che si inceppano e ripetono sempre la stessa parte di canzone, e non ne vogliono sapere di smetterla. Non ho più la freschezza e l'ingenuità di allora, eppure mi sembra che il tempo non sia mai passato. E che potrei fare le stesse cose per sempre. Sono una abitudinaria, io. Mi basta poco per essere felice. Roba che se poco sposti i miei baricentri non ci vuole tanto perchè mi crolli tutto. Roba che se per qualche motivo quel bar, il NOSTRO bar, un giorno o l'altro non dovesse esserci più, [sonoro toccaferro] beh, non so cosa farei, davvero, credetemi. Ho una memoria fotografica. E le amicizie, così come pure le persone, le associo ai luoghi. Luoghi. Che hanno incorniciato momenti da applauso. Che rendono le foto di ieri simili a quelle di oggi. Che c'hanno visto crescere, che hanno visto rafforzare legami. Che ci hanno scovati nel nasconderci nel buio rassicurante di quelle scalette, sempre tutti insieme, colorare quel grigio e quel sudicio sopra di esse, riscaldare quel corrimano. Il nostro mondo. Percorrerlo su e giù, ognuno coi suoi giri, coi suoi passi, coi suoi ritmi, da interpretare a suo modo, con la stessa innocenza e semplicità con cui saliamo quella scalinata. Le macchine sempre parcheggiate negli stessi punti, sempre lì, ad attenderci, ad attendere pazienti che la finissimo di sparare stronzate. Risate, birre, tavoli, sigarette, gelati, cappotti scambiati, fuochi, gavettoni e cazzate, coperte, tende e stelle, fiere, "ciao" distratti, ci si vede, vieni qui, dove andiamo? e passeggiate, piazza-giardini, giardini-piazza, in corsa, affannati, ridenti, come ossessi. Chitarre, Coca-Cola sgasata, sogni, colpi di clacson, vicoli, felpe, lacrime, alberi, film, campanelli suonati a vuoto, o scherzi tra noi. Incontri, nuovi amori, Focus, cannucce, panchine, vecchi amori, palloni, gelosie, gambe penzoloni sul muretto, incomprensioni, baci, litigi, grida, carezze, carte, canzoni stonate, Estathé, cruciverba. E sempre tutti lì. Alcuni in piedi, altri a sedere perchè stasera se la sono presa grossa. Altri sono già a casa. Altri studiano, altri ancora lavorano. Ma domani di sicuro ci saranno anche loro. E se lo vorrete, potremmo sempre ritrovarci qui, ognuno con la sua storia da raccontare, ognuno col suo pezzo di puzzle da appendere al muro, ognuno col suo ruolo da interpretare. Per sempre, al suono delle stelle cadenti che ci facevano spalancare gli occhi.

Voi la mia forza.

Fisso il mio comodino. C'è di tutto sopra. [Compresa la polvere, immancabile.] Come vorrei potervi trovare pure i miei problemi domattina, ordinati, chiari, risolti.

Io ci provo a dormire, chi lo sa...Magari...

La finestra aperta, così filtra un pò di fresco, e il canto dei grilli, che adoro. Un paio di pagine sfogliate prima di sentire il tepore che arriva, e l'ultimo pensiero dedicato a Te, amore mio.

<<...Y cada noche vendrá una estrella a hacerme compañía, que te cuente cómo estoy y sepas lo que hay...>>

Buonanotte, mondo.

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domenica, 29 giugno 2008

Non l'ho chiesta io questa tua infelicità. Non l'ho implorata, né l'ho concessa. L'ho solo vissuta accanto a te. Così vicina da attraversarmi, a volte, filtrare sin dentro le barriere del Mio cosmo, derubarmi d'ogni pensiero di sole. Non so dirti da chi dei due comincia il fatto stesso d'essere in due. Il miracolo sta a metà tra i nostri corpi. Il miracolo è ciò che li unisce, che li incastra, nel loro significato, nel loro cercarsi così intimo e profondo. Il miracolo è che...Ho smesso d'avere paura. Il miracolo è sentirsi felici anche solo davanti a un caffè preso insieme, nel vederti sorseggiarlo con quegli occhi che guizzano di lato perchè scotta troppo. Ho imparato a memoria i tuoi gesti, le tue parole, eppure ogni volta è una meraviglia nel risentirli, ogni volta è una sorpresa. Ti amo quando mi prendi in giro, quando mi fai il solletico, e Dio, quanto ti amo quando mi guardi di nascosto, quando mi baci il collo, quando mi fai le ramanzine, quando mi accarezzi sorridendo, quando mi aspetti. Ti amo sempre. Ti amo perchè mi hai fatto conoscere più a fondo me stessa, sei il mio specchio. In te mi sono rivista e mi sono confrontata. In te mi sono rivelata. In te sono cresciuta. Fatto è che ci siamo scelti, questo è importante, ad ogni modo, quasi quattro anni e mezzo fa, una ricerca, ci siamo scelti, ed ora sono piena di te, fino alle ossa e ai capelli, capelli che ami tanto accarezzare e che ora trovi troppo rossi per i tuoi gusti. Piena di te, il tempo s'arrende a noi, piena di te tanto da sentire la tua voce in piedi nel buio, la sera, prima di chiudere gli occhi. Le prime volte sperimenti i silenzi, come ponti di confine tra un argomento e l'altro, le prime volte i silenzi per coprire ciò che mai si vorrebbe dire, il silenzio per nascondersi, il silenzio perchè non si sa cosa dire o come dirlo. Le prime volte sperimenti i silenzi. Rubano tracce e sapori ai tuoi battiti. Più avanti, lo stesso. Con una piccola, sostanziale differenza. Il silenzio non è mai vuoto. Anzi, è fin troppo pieno di parole, che, bastarde, non rendono giustizia a ciò che si prova. Il silenzio, si sperimenta anche dopo. Ti amo perchè sai stare in silenzio, e ciò non significa assenza di pensieri, ma loro intraducibilità. Ti amo, ciò significa anche leggerti dentro. Ed il tuo silenzio ora rivela infelicità. Non l'ho chiesta io questa tua infelicità. Non l'ho implorata, né l'ho concessa. L'ho solo vissuta accanto a te. Piangendo, così vicina, tanto che questa lacrima che scende silenziosa e solca le mie guance è forse tua.

Sussurrato da WhiteCrystal alle 19:13 |
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sabato, 21 giugno 2008

Quindici giorni. Avevo quindici giorni per preparare l'esame del 25. Che tra l'altro, le date sono sempre fatidiche...Il 25 è pure il compleanno di mia madre. Ed ancora non ho aperto libro. Però devo darlo, quell'esame. E forse persino quello del giorno dopo. E quello dopo ancora. Pure follie, ma inevitabili. Non so chi, mi disse che devo sbrigarmi a dare tutti gli esami. E da brava bimba ubbidisco al volere di NonSoChi, che mi ha messo addosso tutta questa fretta, e sempre quella voce in testa, puri ordini per incatenare la volontà, e mi sorbisco tutta la paranoia e l'angoscia pre-esame del mondo, infondendola anche a chi mi sta intorno. Eppure, a pensarci un attimo, sto perfettamente in pari, e anche se ne lasciassi un paio a settembre non è che cadrebbe il mondo. E invece c'è fretta di fare, d'agire, di dare, di studiare, di andare, di tornare. Ed io, che volevo prendermela con mooolta calma, ci sono rimasta immischiata dentro, al punto da farmi contagiare da tutta quest'ansia, perchè l'ansia s'attacca istantaneamente, è una malattia bella e buona, e DIO QUANTO ODIO GLI ANSIOSI, è una malattia contagiosa peggio delle altre, perchè ti entra dentro e non esce, ti fa arrivare persino a bere cinque caffè al giorno che non hanno alcun risultato, a parte quello di non farti dormire la notte. Un'ansia che ti consuma al punto da vivere di corsa un'estate imminente. Da non godermi nulla, perchè ossessionata dal pensiero di fare, d'agire, di dare, di studiare, di andare, di tornare. Ed è forse che sono letargica di natura, mi piacciono le cose fatte con calma, vivo la vita con tranquillità...Forse troppo. Fatto sta che sono quindici giorni che aspetto. Poi l'ansia torna a consumarmi di nuovo. Quindici giorni per preparare l'esame del 25. Ed ancora non ho aperto libro.

...Bella mossa, genio.

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martedì, 17 giugno 2008

…Hai provato a far capire con tutta la tua voce anche solo un pezzo di quello che sei…

 

 

Felice di averti ascoltata. Felice di aver consolato i tuoi sfoghi, anche se non sono stata incisiva nè determinante come avrei voluto. Il mezzo non lo consente. O forse io stessa non lo consento. Ma felice ugualmente,  perché mi hai dato l’opportunità di esserci. In qualche modo. Di capirti, in fondo, di vedere come sei. Cosa hai dentro. E non posso cambiarti, nessuno può farlo. Ma posso ascoltarti senza giudicarti. Nessuno potrebbe. Sei così buona. Meriteresti solo il meglio. Meriteresti solo d’essere felice. Accanto a chi veramente sappia apprezzarti.

In un’ora, o poco più. Mi hai parlato di te. Tempo rubato ai mille impegni quotidiani, e magnificamente speso. Poi la comunicazione s’è interrotta. Mi dispiace solo di non averti potuto guardare negli occhi. Perché sono quelli che ti fregano. Sono quelli che a volte parlano, anche se tu vorresti solo il silenzio. Sono quelli che a volte fanno paura, sono quelli che è difficile tenere a bada, perchè sono liberi, come il vento, selvaggi, e sfuggono ai pensieri, alla logica, spargono briciole di te in giro per il mondo. Una farfalla alla tua finestra, te lo auguro, anche se sei lontana. Anche se piove. Anche se la strada è inclinata e fa fatica salirla, spezza le ossa, infreddolisce i pensieri. Anche se ci vediamo poco, ma ogni volta che ci rivediamo il tempo sembra non esser mai passato. Spero veramente che tu faccia la scelta giusta. E nessuno può dire cos’è giusto, ma spero che tu scelga il meglio per te, tenendo conto di ciò che dice quel ticchettio che hai nel petto. Ascoltandolo, sempre. Non ignorarla, è una voce sottile, quasi un sussurro, ma sa come tirarti fuori dai guai, proprio perché sa cos’è meglio per te. Respira, forse non hai bisogno di tempo, le risposte già le conosci. Ciò di cui hai bisogno è coraggio. Che ora riposa in te, ma c'è, si sente, si vede, in tutto ciò che fai. In tutto ciò che sei. Coraggio.

Per un’amica.

Una di quelle per cui smuoveresti le montagne

e cavalcheresti il cielo.

Così, semplicemente, alle insolite e pigre tre del pomeriggio di un 17 giugno qualsiasi.

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domenica, 15 giugno 2008

A CASO

[EGOCENTRISMO A' GO-GO!]

Un'altra serata finita a girovagare a casaccio per Internet, invece di studiare. Ed ho due esami fra dieci giorni, nonchè paura a mille, e tristezza a palate! Forse il mio girovagare ha il fine ultimo di non sentirmi sola... Perchè stasera è tutto stranamente silenzioso, non un'ombra, non un sorriso, nessuno è venuto a reclamare la mia presenza, nessuno sa cosa sto facendo, ora, a caso, qui, in giro per Internet. Dei miei amici non si è sentito nessuno, e il bar somiglia un pò alle lande desolate del Texas. Questo cellulare non ne vuol sapere di squillare, stasera. Accendo meccanicamente la lucetta esterna, ogni tot di tempo, no perchè tante volte fosse scarico, si spiegherebbe questo silenzio indisponente! Anche MSN, che di solito trabocca di anime [anche se il più delle volte sono NonAlComputer] è magicamente vuoto, cosa che succede praticamente mai, insomma, dai, quando mai vi capita di avere Amici in Linea 2? Mio padre sarà già all'ottavo sonno, già me lo immagino, nel divano di sotto, a ronfare rumorosamente col telecomando in bilico tra le sue dita intorpidite, che oscilla sfidando ogni legge della fisica per restare in equilibrio. Non c'è nemmeno mia madre che mi urla di mettere a posto la camera. Eh sì, perchè a 21 anni non ho ancora imparato a mettere a posto il casino che c'è nella mia camera, figuriamoci quello che c'è nella mia vita! Ma non si è ancora capito che il disordine che ho in camera è un'arte. In esso riesco a ritrovare tutto. O quasi. Così come i ritardi. IO mi faccio portavoce dell'arte del ritardo. E' un modo per godere dell'ozio fino all'ultima goccia, nell'immenso fiume di secondi che scorre impetuoso. E' un modo per dire Ehi, non inizia nulla senza di me! Insomma, non so se mi sono spiegata. Ehi, ma guarda chi si vede, finalmente un viso! Mia sorella è uscita dalla sua camera, ma salve, ma... Ops... Doveva solo andare in bagno. Nemmeno mi ha guardato. Niente. Forse sono un fantasma! Sì, decisamente è così. Però! Fiiico! Oddio, me ne sto seriamente convincendo. Vi prego, staccatemi Internet. Mi sta ammorbando la mente! E' magnetico, è la mia droga, assieme a Baricco, la Corona e le Marlboro Light. Mmm... Sarà il caso di andare verso la mia camera. Se ad aprire i libri o le lenzuola, questo lo deciderò poi. Ora vado. Sì, ho trovato la motivazione giusta. Vado. vado. Ovviamente passando attraverso i muri.

Sussurrato da WhiteCrystal alle 22:32 |
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